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Pagina:Manualetto del cinedilettante.djvu/4

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Immagine dal testo cartaceo Passiamo in altro campo, ad altro soggetto: dalla finestra scorgiamo i nostri piccini che in giardino ballano cantano vivono la loro bella e spensierata esistenza.

Dalla stessa individuazione del soggetto e dai sentimenti che esso ci suggerisce, derivano le inquadrature diverse, le prese differenti che dobbiamo compiere.

Dall’alto avremo ripreso la scena d’insieme, possibilmente cercando di inquadrarla da due o tre punti diversi, anche perchè riesca variato lo sfondo del paesaggio.

Poi ci avvicineremo a loro: li faremo sfilare dinnanzi all’obbiettivo; o restando noi immobili e lasciando ch’essi medesimi passino, o movendoci noi con grande lentezza: eccoli! Li abbiamo riconosciuti, abbiamo fissato sulla pellicola i nostri piccoli ed i loro amici.

Ma vediamo subito che il ballare dà loro grande gioia: il girotondo, il fatto che il più piccino non riesce a seguire gli altri, che qualcuno sbaglia, suscita il riso nei piccoli volti. E noi ci avvicineremo sempre di più: qualche primo piano ci mostrerà dei piccoli volti sorridenti o cantanti; indietreggiando, fisseremo sulla pellicola i dettagli che hanno del comico: il più piccino che inciampa e non riesce a girare con il ritmo dovuto, o si stanca.

Ma la gioia dei volti è rigidamente collegata al movimento delle gambe. Forse questa gioia che il primo piano dei volti ci ha comunicato, suonerebbe a vuoto, se il movimento delle gambette non ce ne fornisse la controparte. Ogni primo piano preso di per sè solo produce una sorta di tensione unilaterale. Nel nostro caso quella tensione riuscirebbe opportunamente ed armonicamente equilibrata
dall’alternarsi delle gambette ai visi giulivi.

Avendo ritratti in tempi diversi e gli uni e le altre potremo poi, in sede di montaggio, realizzare un piccolo delizioso filmetto familiare.

Quanto avremo girato? Non più di 7-8-10 metri, ma il soggettino risulterà pieno di movimento, ricco di inquadrature diverse, perfettamente corrispondente alla illustrazione del tema che ci eravamo proposti.

Se per un attimo solo ci soffermiamo a considerare quanto si è detto — e che può ripetersi per ogni momento o situazione della vita e per ogni scena che si voglia riprendere — vediamo subito che l’ottenere sequenze veramente efficaci non richiede poi un grande sforzo nè tanto meno un’arte raffinata.

In ogni istante il canone fondamentale al quale dobbiamo obbedire è uno: espressione della scena basata sul movimento. Espressione consistente nel riprendere quanto di più significativo serva a caratterizzare il valore essenziale di ciò che vogliamo ritrarre; movimento che è somma del moto intrinseco al soggetto, e di quello che noi realizziamo con gli spostamenti nostri, non meno che col ‘girare’ la scena sotto singoli e disparati punti di vista.

Siffatte leggi del Cinema sono impegnative per il dilettante come per il professionista: chiunque presuma di sfuggirvi e di eluderle farà immediatamente gravare la noia sullo spettatore, sul suo pubblico. Nè si pensi che la emotività del soggetto (ad esempio, la vita ed i giuochi dei propri figli) possa bastare. Alla prima visione il film potrà anche prenderci, in virtù del suo contenuto fotografico e documentario, ma dopo due o tre volte saremo stanchi. Invece non ci annoieremo mai se il soggettino avrà uno spirito, un’anima, sarà realizzato con lo scopo preciso di dare una dimostrazione, anche la più semplice.

Abbiamo parlato del primo piano della bandiera e dei visi dei bimbi: questo primo piano ci offrirà la più intensa concentrazione di un avvenimento nel minore spazio possibile.

Solo il Cinema consente all’uomo di contemplare le cose ed i movimenti da così immediata vicinanza; nessun occhio umano è capace di procedere ad una scelta tanto netta, di afferrare e rendere con tanta perspicuità l’essenziale.

Più complesso è il còmpito se dobbiamo affrontare il paesaggio. In questo caso si tratta di trovare dei buoni motivi, cinematograficamente efficaci.

Vedremo come.

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