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Pagina:Manualetto del cinedilettante.djvu/5

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Uno dei còmpiti più difficili per il dilettante che si accosta alla macchina cinematografica è quello della ’conquista del paesaggio’.

Facilissimo nelle apparenze, oltremodo difficile nella sostanza. Sembrerebbe che, una volta ottenuta una buona inquadratura ed una messa a fuoco adeguata con una diaframmazione ben studiata, tutto il problema sia risoluto. Non è così, se si vuol realizzare una composizione dei quadri che riesca efficace ed interessante alla proiezione. La maggior parte dei soggettini che vengono ritratti dai dilettanti sono immoti, freddi, privi di anima, stancano.

La prima operazione, dunque, dev’esser quella di una buona scelta del paesaggio. Il ritrarre quanto si presenta uniforme, con scarsa vita, non è cinematografo. Il dinamismo, infatti, scompare per cedere il posto alla fotografia e alla cartolina illustrata. Nè si deve credere che con uno spostamento lento della camera, con una panoramica cioè — anche se ben realizzata — l’effetto sia Immagine dal testo cartaceoottenuto: l’immagine apparirà dinanzi ai nostri occhi, in proiezione, sempre ferma, statica, priva di vibrazione e d’interesse.

Occorre, quindi, far sì che paesaggio da ritrarre presenti di per se stesso un Immagine dal testo cartaceomovimento, negli esseri animali o vegetali che lo compongono, nell’insieme di elementi che lo costituiscono. Attraverso il complesso dei fattori potrà emergere il movimento: dal vento che agiterà chiome di alberi o prati di fiori al pascolare di mandrie, infine alla ricchezza che può derivare dalla vita di casolari
sparsi, piccoli villaggi in lontananza, uomini al lavoro, ecc.

Nel paesaggio occorre, poi, che vi sia un punto centrale, di richiamo o di riposo: un motivo pittorico, artistico, dinamico che arricchisca il paesaggio e lo renda a noi gradito.

Malgrado questo, però, il rischio di realizzare una ripresa che poi nella proiezione ci appaia piatta, non interessante, resta. La bellezza paesistica è resa tale dalla varietà dei piani. Un quadro a noi risulta bello quando il pittore è riuscito a realizzare la profondità che dia risalto ad alcuni elementi. A volte un solo elemento accessorio: delle rocce, degli alberi, degli uomini, degli animali possono darci subito lo stacco dei piani ed
imprimere alla fotografia un movimento in se stessa. Mettiamo, ad esempio, un uomo seduto in primo piano, in una qualsiasi posa o mossa, con un magnifico paesaggio alle sue spalle: avremo in pari tempo dato alla ripresa la diversità dei piani accoppiata al movimento.
Ma il ’tema’ dell’azione resta fondamentale. Il cinema, ripetiamo, è dinamismo e richiede, in conseguenza, il movimento. È fuor di dubbio che sulla strada, che da sinistra a destra appare nel quadro, deve svolgersi qualche cosa che possa dar anima alla ripresa. Primo còmpito nostro deve essere quello di richiamar l’attenzione dello spettatore verso il luogo dell’avvenimento prima ancora che vi accada qualcosa. Vale a dire far sì che lo sguardo di chi visiona il film sia immediatamente attratto dal punto desiderato. Abbiamo bisogno di una ’quinta’, di una cornice: poniamo, un albero!

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