sivamente visibile un paesaggio che oltrepassi la cornice del quadro della pellicola. Il paesaggio entra, per così dire, da destra e ne esce dalla sinistra. La ripresa panoramica deve essere fatta molto lentamente per evitare, in proiezione, un passaggio sfocato di quadri che stanchino la vista; tanto più lentamente quanto meno distante dalla macchina da presa si trovi l’elemento principale che si vuole ritrarre. Sarà bene tener presente che gli oggetti distanti dalla macchina, entro una cerchia di una diecina di metri, non possono essere ripresi in panoramica perchè l’occhio non potrebbe seguirne il movimento che con estrema difficoltà o disagio: quindi, la panoramica non deve estendersi oltre un angolo di 60 o 70 gradi. Le notevoli possibilità offerte dalla macchina a molla incoraggiano i cineamatori a fare delle panoramiche ma è bene, invece, non abusarne. Lo spreco di pellicola collegato a questa forma di riprese è notevole e solo un esperto cultore del formato ridotto, che tenga debito conto delle distanze e della fermezza e lentezza, al tempo stesso, del movimento, riesce a fare qualche cosa di buono.
Quando si tratta di un oggetto che passa con velocità, ad esempio un auto in corsa, è molto difficile che una macchina da presa possa coglierne con efficacia il passaggio. Se lo sfondo non interessi e, per contro, abbia importanza l’oggetto, lo si può inseguire inquadrando la vettura nel mirino e spostando la macchina da presa in modo che l’automobile rimanga sempre nel mezzo del mirino. Con prese ad inseguimento di questo genere, elementari e non difficili, si ottengono ottimi risultati e si dà notevole efficacia al film.
La macchina la presa ha un solo occhio. Per questo, il quadro cinematografico non è plastico. L’uomo vede stereoscopicamente perchè ciascun occhio fissa l’oggetto da un angolo diverso e con diversa prospettiva: è dalla somma delle visioni che deriva l’effetto stereoscopico. Un certo senso plastico dell’immagine si può, tuttavia, realizzare in film: un paesaggio, rispettando le leggi di composizione dei motivi che si sono indicate, può
essere ripreso in modo tale che un oggetto vicino, con uno spostamento orizzontale dell’apparecchio si trovi, per così dire, ad essere ripreso da entrambe le vedute laterali. In questo caso l’effetto sarà ottimo e tanto più facile quando si ritragga da un veicolo in movimento; è per questo che dai tecnici è stato chiamato ‘effetto di ferrovia’.
Occorre far molta attenzione alla posizione della macchina rispetto all’oggetto da riprendere, posizione che è estremamente variabile. Con l’evolversi della tecnica cinematografica si sono stabilite alcune regole delle quali conviene tener conto sopratutto quando si tratti di principianti. Gli oggetti in movimento è bene siano ripresi, per quanto possibile, ad angolo acuto, dal davanti o dal di dietro. L’osservanza di questa norma è sopratutto importante se si tratta di oggetti in rapido movimento e posti a distanze non grandi.
Sono, naturalmente, indicazioni che potranno sembrare elementari a coloro che sono già padroni del funzionamento di una macchina a formato ridotto, ma abbiamo ritenuto opportuno indicarle e insistervi. Una delle cause di maggiore scoramento da parte dei cinedilettanti deriva dalla illusione di poter fare subito tutto e bene e dalla conseguente delusione di vedere poi, sullo schermo, immagini traballanti, sequenze che disturbano la vista, difetti di vita e di realtà. È per questo che, attraverso una dura disciplina ed una costante attenzione nel ritrarre, si riesce a perfezionarsi ed a superare con successo il periodo sperimentale. Una volta, poi, che il dilettante sia padrone dei movimenti e cioè dell’uso elementare della macchina, subentra la seconda fase: quella delle realizzazioni artistiche e della utilizzazione di accessori che possono consentire una migliore fotografia ed un montaggio intelligente del film.