Vai al contenuto

Pagina:Manualetto del cinedilettante.djvu/9

Da Wikisource.
(Continuazione del num. 7)

GIUNTI a questo punto della nostra esperienza — sia pure rudimentale — di cinedilettanti, è opportuno rinfrescarci la memoria sulle ’istruzioni per l’uso’. Anche se, per lo scopo finale che ci proponiamo, l’esperienza e quel tanto di scienza spicciola che finora abbiamo messa insieme siano forse più importanti che non il mestiere del fototecnico, tuttavia il dominio di quest’ultimo, la padronanza di alcuni elementi essenziali sono indispensabili se vogliamo ricavare dai nostri soggettini una soddisfazione non turbata da una fotografia scialba o incolore o, peggio ancora, se non vogliamo essere annoiati da salti, tremoli ad altro.

La molla — cominciamo dal punto di partenza — deve esser sempre completamente carica. Subito dopo ogni ripresa è bene che la molla venga ricaricata, anche se non era completamente scarica. Si corre, se no, il rischio che proprio nel momento nel quale una ripresa deve essere effettuata o si voglia seguitare a girare, si debbano perdere anche e soltanto degli attimi per effettuare il ricaricamento. È norma utile, quindi, di completare il caricamento della molla subito dopo la sospensione della ripresa di una scenetta, sia pur breve. Questo, sempre quando si abbia intenzione di continuare a filmare un soggetto; se, invece, la macchina deve essere deposta per qualche tempo e conservata, allora è bene scaricare completamente la molla per evitare che, restando inutilmente tesa per qualche tempo, possa sforzarsi. Immagine dal testo cartaceo

È opportuno, poi, introdurre il caricatore della pellicola nella macchina prima ancora di uscire di casa: altrimenti accade che si lascia sfuggire sempre la migliore occasione di filmare qualcosa di interessante che possa apparire all’improvviso dinanzi al nostro sguardo.

Altra cosa che è bene controllare, subito dopo il caricamento, è il buon trasporto della pellicola: sarà sufficiente farne scorrere alcuni centimetri constatando che non vi sono intoppi o strappi.

Se poi si vuol essere sicuri della diaframmazione che dobbiamo scegliere — la quale dipende dalla quantità di luce
che si ha nella scena — il mezzo più certo è quello del fotometro elettrico. In caso diverso si cade nel calcolo approssimativo quando non si ha ancora quell’esperienza che solo con l’uso è possibile acquisire.

Con un buon fotometro elettrico ogni errore è escluso. Se uno non è ancora dotato della capacità di calcolare le distanze e non sa fidarsi interamente del proprio calcolo, è meglio che misuri a passi la distanza fra l’oggetto principale della scena e la macchina da presa, tranne che non Immagine dal testo cartaceosi possegga una macchina per due messe a punto di distanza da 1m.-3m. e da 3m. all’infinito. In ogni caso, per i primi piani, è indispensabile una ottima messa a punto della distanza.

Questi non sono che elementi semplicissimi da rispettare in ogni circostanza, quando vogliamo iniziare una ripresa. Con gli espedienti brevemente accennati dovremmo essere già in grado di ottenere dei contorni netti e precise gradazioni fra luci ed ombre. Sappiamo, però, che ci sono altre possibilità che rendono gradevole una proiezione cinematografica: prima fra tutte una particolare bellezza fotografica. Come si fa a raggiungerla? Recandoci al cinema ci accorgiamo spesso che la padronanza assoluta della tecnica da parte dell’operatore riesce a sormontare ostacoli di recitazione ed anche di soggetto.

La luce che il sole irraggia e che giunge al nostro pianeta è bianca; ma questo bianco è il risultato dell’azione comune di diverse specie di luci colorate. La luce del giorno è la madre di tutte le sorgenti luminose, anche di quelle artificiali. In qualunque ora del giorno essa contiene quasi tutti i colori esistenti; la parte che ogni singolo colore reca alla composizione della luce del giorno può variare di misura a seconda delle ore del giorno e della altezza sul livello del mare in cui ci si trovi. Conosciamo un rosso di aurora ed un rosso di tramonto che sono fondamentalmente diversi. Talvolta ci càpita di contemplare il cielo, in certe sere di fine estate, lucente, dall’orizzonte in su, di tutti i colori dello spettro dal rosso all’azzurro. Sulle cime dei monti ci illumina un cielo di un profondo
azzurro, nel folto dei boschi ci muoviamo in una luce che sembra verde. Facciamo passare un raggio di luce attraverso un prisma ed esso si frantumerà negli elementi cromatici che lo compongono. Ognuno di noi ricorderà questo giuoco col prisma di vetro sin dal tempo dell’infanzia.

Tre sono i colori fondamentali di cui il fascio di luce, detto anche spettro solare, si compone: azzurro, verde e rosso. Il giallo, che si trova fra il verde ed il rosso, è un colore misto. Esso viene a formarsi quando la luce verde e quella rossa si mescolano in determinata proporzione. Così come il giallo, tutti i colori esistenti in natura possono venire pensati come composti dai tre colori fondamentali: azzurro, verde e rosso. Quel che noi riusciamo a filmare, però, non sono luci colorate ma bensì colori di corpi. Ed allora conviene e subito domandarci donde viene che questi oggetti sono colorati. Viene da questo: che gli oggetti rinviano sempre una parte della luce che cade sopra di essi, e ne assorbono un’altra parte in misura diversissima. Un pomodoro rinvia ad esempio i raggi rossi della luce bianca ed assorbe e fa scomparire man mano tutti gli azzurri ed i verdi; in modo corrispondente procedono tutti gli altri oggetti colorati.

L’occhio umano ha poi una particolare sensibilità per i singoli colori; la gradazione di questa sensibilità può essere raffigurata dal grafico seguente: Immagine dal testo cartaceo

L’occhio umano è, dunque, molto più sensibile ai colori gialli e verdi che agli azzurri. Per la pellicola le cose stanno ben altrimenti! Le pellicole alla luce del giorno sono molto più sensibili ai colori azzurri. Se noi ci mettiamo a filmare Immagine dal testo cartaceodegli oggetti i cui colori conosciamo perfettamente, essi ci appariranno in proiezione innaturali perchè tutti i toni azzurri risulteranno ridotti ed in conseguenza troppo chiari. Quante volte siamo restati delusi a vedere in fotografia il cielo bianco come un lenzuolo allorchè, nella realtà, avevamo filmato un magnifico cielo azzurro?

(Continua al prossimo numero)

316