Pagina:Manzoni.djvu/163

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il manzoni poeta drammatico. 161

Ma, in pari tempo, nelle parole che Marco rivolge all’amico suo il Conte di Carmagnola, ritroviamo la prudenza manzoniana; si direbbe che Marco sostiene presso il Conte quella parte medesima che il Fauriel presso il Manzoni; è l’amico Fauriel, al quale la tragedia è per l’appunto dedicata:

                         . . . . . . Consiglio
     Di vili arti ch’io stesso a sdegno avrei,
     Io non ti do, nè tal da me l’aspetti;
     Ma tra la noncuranza e la servile
     Cautela avvi una via; v’ha una prudenza
     Anche pei cor più nobili e più schivi;
     V’ha un’arte d’acquistar l’alme volgari,
     Senza discender fino ad esse; e questa
     Nel senno tuo, quando tu vuoi, la trovi.


Il Conte, ossia forse il Manzoni, vorrebbe fidarsi al suo destino, e non curar troppo le male arti de’ nemici; Marco, ossia ancora, come si può sottintendere, il Fauriel gli pone innanzi l’immagine della moglie e della figlia amatissime, ma forse in qualche momento dimenticate per alcun’altra più forte attrattiva, per l’amore della patria:

                          Vuoi che una corda io tocchi
     Che ancor più addentro nel tuo cor risoni?
     Pensa alla moglie tua, pensa alla figlia,
     A cui tu se’ sola speranza; il cielo
     Diè loro un’alma per sentir la gioia,
     Un’alma che sospira i dì sereni,
     Ma che nulla può far per conquistarli.
     Tu il puoi per esse; e lo vorrai. Non dire
     Che il tuo destin ti porta; allor che il forte