Pagina:Manzoni.djvu/245

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i promessi sposi. 243

delle quali il Manzoni, avendole conosciute, si ricordava nell’immaginarli. Egli credette ravvisarne alcune; così dalla Caterina Panzeri contadina di Galbiate suppose che s’inspirasse per disegnare la figura della Lucia. Ma la Lucia Mondella, in quanto è contadina, non dice nulla; in quanto dice qualche cosa, noi l’abbiamo già accennato, nasconde la signora Blondel. Il Manzoni andò a cercarsi la sposa in un paesello del Bergamasco, come Renzo va nel Bergamasco a metter su casa. Come la Edmengarda dell’Adelchi, anche la Lucia è pudìca con lo sposo e parca di parole; ma le poche parole che essa dice a lui, valgono più delle molte dette ad altri. Quando Lucia, uscita dal Lazzeretto, rivede Renzo, non sa dirgli altro che questo: «Vi saluto. Come state?» L’Autore soggiunge: «E non crediate che Renzo trovasse quel fare asciutto, e se l’avesse per male. Prese benissimo la cosa per il suo verso; e come tra gente educata si sa far la tara ai complimenti, così lui intendeva bene che quelle parole non esprimevan tutto ciò che passava nel cuore di Lucia. Del resto, era facile accorgersi che aveva due maniere di pronunziarle: una per Renzo, e un’altra per tutta la gente che potesse conoscere.» Quando Renzo passa in rassegna, al fine della sua storia, tutti i brutti casi che gli sono intervenuti e gl’insegnamenti che gliene rimasero, onde egli non si mescolerà più nei tumulti, non si lascerà più andare a bere oltre il bisogno, eviterà di dar sospetto di sè come testa calda, fuggirà, in somma, con una maggior prudenza e moderazione ogni maniera d’impicci, sentiamo ch’è presente il Manzoni; come