Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/136

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Il sergente

Per Iddio! Vi spacco la lanterna sulla testa!... Allontanatevi!... E’ la tigre!... Sarà forse morfinizzata, ma non è prudente avvicinarsi. (Ai due soldati che si sono avvicinati, armati di fucili e baionette) Voi, tenete i fucili puntati, là, contro quella massa nera!... Ora l’illuminerò con questa lanterna. Appena la belva si sentirà scoperta, balzerà contro di voi. Ma voi pronti, mirate, sparate! (Il sergente lentamente alza la lanterna. Quando la luce investe finalmente la parte superiore della massa nera, appare vagamente una faccia violetta incappucciata. I soldati retrocedono inorriditi) Non spaventatevi! Venite avanti! (I soldati si riavvicinano) Non è né una tigre, né Rosina. E’ la solita Morte... apparentemente invincibile.

1° Prigioniero

Eh! Via! Non è la Morte! E’ il tetro e tremendo panico. Il panico degli eserciti sconfitti. Lo conobbi questo fantasma ad un tempo pesante e rapido. Appare nel crepuscolo delle battaglie perdute, in fondo all’orizzonte come una piccola nube violetta. Poi ad un tratto cresce come una montagna! Una strana montagna sradicata lanciata a grandissima velocità.

Il sergente

Sei pazzo, amico mio! Io penso che siamo veramente di fronte alla Morte. Ad ogni modo, tigre, Rosina o panico, sparate, e uccidete quella massa nera! Siete pronti? (I soldati mirano la massa nera) Fuoco! (I soldati fanno fuoco) Come mai? Non si è mossa? Vi burlate di me! Mostratemi le vostre cartucce!

Un soldato

Ecco, sergente. (Gli mostra le cartucce)


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