Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/146

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La folla

Vogliamo la Terra! La Terra è nostra! La Terra ai contadini! Apriteci! Vagliamo parlare al padrone! Ora non è piú lui il padrone! Aprite! Aprite! Aprite! Aprite!

Mario

fermando Porpora e Eugenia con un gesto calmo:

Eccoti servita, Eugenia! Una emozione assolutamente inedita! E calda! (Voltandosi a Porpora) Vi prego di aprire la porticina.

Porpora apre la porta che si spalanca sotto lo sforzo della folla. Tre contadini nell’impeto capitombolano a terra. Visto il padrone ammutoliscono. Silenzio assoluto.

Mario

Parlate. Sono qui ad ascoltarvi. Cosa volete? Lo so. I vostri nuovi padroni... di Milano vi ordinano di portarmi via le mie terre. Le terre, voi lo sapete, sono mie, come erano di mio padre, di mio nonno.

Buio completo. Appare al centro del palcoscenico nella luce di un proiettore rosso Alberto Serena.

Serena

Contadini! Liberi contadini, le Terre sono vostre! Prendetele!

Il proiettore si spegne. Buio. Poi piena luce nella scena disposta come prima.

Mario

Senza di me non ci sarebbe la Teleferica della Naviera che in estate distribuisce alle città affocate deliziosi gelati mondialmente celebri.


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