Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/165

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Porpora

gesticolando in mezzo alle architetture delle sue pirotecniche:

Non sono oratore né poeta. I miei fuochi parlano, plasmano, cantano, dipingono, architettano per me! La gara è incominciata. Sono il primo in gara! Serena sarà il secondo. Terza la Luna, quarto il Vulcano e subito un’ultima ripresa simultanea di tutti. Dopo di che voi, catanesi, darete il premio! Se vincerà il Vulcano il milione sarà distribuito ai metallurgici di Catania. Se vincerà la Luna butteremo il milione nella sua bocca in fondo a un pozzo. Approvato?

La folla intera

scandendo le parole:

Ap...pro...va...to!

Serena

La parola di fuoco a Porpora! (La luna si vela di nuvole sopra l’Etna)

Porpora

le braccia al cielo:

Ti ringrazio, Luna, d’asserti velata dà nuvole! Catanesi, applauditela! Avrebbe potuto farmi un certo ostruzionismo. Dato questo buio opportuno potrò ottenere un certo effetto. Vestirò dunque l’alta e snella nudità della notte con una delle sue piú belle vesti create da me. Ammirate!

Penombra e silenzio. Venti razzi si innalzano contemporaneamente costruendo il corpo della notte e rivestendolo di una veste verde tempestata di frutti d’oro.

Una voce

In tempo di crisi di limoni non era facile! Bravo Porpora!

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