Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/376

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Undicesima sintesi

IL VENERO DEI MANOSCRITTI

Piramide di conchiglie azzurre semiaperte.

Il venero

nella buca (emerge soltanto la sua faccia tonda e rossa di luna piena d’agosto):

Sono il Venero, non la Venere! Sono il Venero dei manoscritti, plasmato con la schiuma volante di tutte le carte ambiziose. Sono il dolore fatto carne di tutti i poeti mancati. Sono il poeta che operò sistematicamente la trasfusione del proprio genio colorato nei cervelli grigi... Nasco da un mare di carta... (Silenzio) Meno male, ora brucia sotto le mie gambe i copioni rossi. (Con lampadine rosse viene simulato il fuoco nella buca) E’ l’incendio della biblioteca d’Alessandria. Sono il Sultano Omar! (Pausa lunga) Ora esco, come una perla dalla conchiglia. Il mare del genio ondeggia intorno a me. Ma il blu ideato dal poeta è più intenso di questo raffigurato sulla scena. Gli attori sono troppo lontani dal testo. Non va. Mi ritiro.

Il pubblico

Fuori! Fuori il suggeritore! Lo vogliamo nudo!


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