Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/484

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Il seduttore di treni

con grandiloquenza baritonale e gesti solenni, in piedi sopra una seggiola, manovrando il suo specchio per eccitare e abbacinare i con, tendenti:

Si, anch’io! Vengono da noi per offenderci! Sono stato cameriere a New York, a Londra. Me ne hanno fatte di tutti i colori. Fuori l’insolente! (Chiamando a parte un avvocato) Ha sentito? Gingin parla di lei! Dice che gli avvocati non hanno diritto di fare il bagno... Perché bevono l’acqua del cliente... Alludeva... a lei!

L’avvocato

A me?

Il seduttore di treni

A lei, avvocato principe! (Prendendo a parte un industriale panciuto) Ascolti un po’ ciò che Gingin dice di lei... e del livello del lago... e della sua conceria di pelli... Dichiara che le cabine sono in pericolo quando lei si bagna e che il mare cambia di colore. Fuori l’inglese!... Fuori!

Rara

Ma non è inglese, il signor Gingin. E’ napoletano!

Voci

Viene da New York. Fuori gli stranieri! Io già, se scoppia la guerra, parto subito. Sputagli in faccia! Buttalo in mare! Ma no! Siete pazzi? Calma! Calma! Calmaaa!

Rara

Cosa c’entra il forestiero? Sono italiana e come tale non voglio in Italia questa indecenza soi-disant honnête. Sono un’artista, ma a posto. Non invito. Sono sempre invitata.


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