Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/512

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Prima sintesi

lo spazio vivente


Meriggio di primavera nell’alto osservatorio creativo degli architetti spaziali.

Nella parete destra di un candore abbacinante, splendono le forme vermiglie arancione smeraldo turchine delle piramidi del cono del poliedro della sfera e del prisma. Nella parete sinistra gigantesche vetrate triangolari quadrate rotonde s’aprono sull’aerea pista degli automobili e sull’aerodromo.

In fondo, al centro, una terrazza con ringhiera d’ottone che cinge di scintille l’ambizione architettonica della città Sant’Elia, coloratissimi edifici a gradinate di giardini pensili e fasci di ascensori. Corrono gomitoli di raggi solari sugli spigoli delle immense geometrie gioconde. Corre il sole, palla d’oro sulla ringhiera d’ottone.

Nelle vetrate i luminosi segmenti dell’arcuato orizzonte marino con fumi di navi e vele si muovono meccanicamente in tutti i sensi.

Ballamar


invisibile, ferocemente:

Ecco una pedata in erezione... una seconda prospettivamente... e una terza piombante!... Va, canaglia, misura attentamente le nostre architetture!

Urlo acutissimo.


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