Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/552

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Giovanni Battista. Signor Furr, tutti i miei risparmi! Mia moglie mi sgrida! Dice che sono un pazzo. Non vuole che io dorma sotto quella gualdrappa rossa polverosa, dietro una siepe di quadri antichi. E’ bello il mio Battista! Tiziano era un pittore divino! Che espressione dolorosa nella bocca quando accendo la lampadina. Ogni tanto mi sveglio in preda all’incubo, assalito dai debiti neri. In camicia, m’inginocchio davanti al mio quadro comperato e non interamente pagato... E singhiozzo: «Cosa mai ho fatto?! Povero me!!» Lo rivenderei volentieri. A lei che lo saprebbe valutare, e lo metterebbe a posto nella sala del Palazzo Ducale. La faccia di Giovanni è un po’ affumicata. Sarà cosí un ricordo impagabile per voi che siete l’amico dei bombardatori.

Ariella

applaudendo con mani di bambina frenetica e mandando baci a Vif - Glin:

                       Vif - Glin Glin Glin
                       Vif - Glin Glin Glin
                       Vif - Glin Glin Glin


Vif - Glin

scendendo dal palcoscenico improvvisato e avvicinandosi ad Ariella innamoratissima, mentre tutti gli altri spettatori addormentati cominciano a russare:

                      Ariella o Ariello
                      sei bello o sei bella.
                      Vuoi venire con me
                      vicino lontano da me?


Il cicerone

gonfiando il petto, accentuando la quadratura delle spalle, con una voce che ricorda quella del Kaiser,

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