Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/568

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porto insabbiato... E quanta voracità negli occhi neri stupiti dei giovani senza gioventù, pensosamente allungati col gomito puritano contro la tavola vuota! Ho sentito il gemito di certi paeselli disusati dai nomi delicatissimi uditi in sogno. Maledizione! Mi aspettavano tutti, in agguato. Si erano fortificati dietro trincee colme di secoli, tutti carichi di una nostalgia disperata talmente compressa da far saltare le rotaie. Volevano vendicarsi del mio treno che, devo confessarlo, li spazzolava brutalmente di mondialità e di universalità. Hanno un esplosivo formidabile, il ricordo! D’altra parte è una questione di ritmi diversi che si odiano. Il ritmo di quei paeselli è curvilento e il ritmo del mio treno è in forma di sega saltellante. A venti anni, ero meccanico a bordo del secondo idrovolante che scavalcò l’Oceano Atlantico, da New York alla Bretagna. Ammarammo in una rada deserta e misteriosa, scivolando delicatamente sulla gomma trasparente dell’acqua, finché l’elica frullante tacque nel baciare con dolcezza una rovina romana, tetra e sonnolenta sotto la sua edera distratta dal vento. L’affetto eterno che legava quei mattoni antichi sussultò al contatto, si eccitò e chiamò disperatamente a raccolta i secoli lontanissimi. Questi rotolarono giù da tutte le alture del sogno. Alcuni atrocemente condensarono le loro masse per penetrare nel muro e nutrirlo della loro fissità. Altri pesantemente riannodarono i loro blocchi smisurati per spalleggiarlo con un esercito di tempo intensificato. Credetemi, più le macchine veloci si moltiplicavano sulla terra, più i ruderi si gonfiavano di minacciose forze nostalgiche. I ruderi fumano tempo grigio, mentre intorno alle cose nuove vibra l’elettricità del futuro, come un’aureola e come una maschera di vetro. Una sosta forzata di treno o automobile in un luogo sconosciuto determina l’urto tremendo tra i ruderi, queste dimenticate bombe di passato e le lanciate bombe del nuovo domani. Non avete mai sentito il minaccioso silenzio di certe lande morte? Da tempo ho dimenticato la carne umana e le foglie degli alberi per


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