Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/570

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Vif- Glin

riappare sempre stretta a Ariella:

Vieni con me. E’ doveroso, credilo. Anche tu dovresti farlo. (Bacia i piedi di Furr ritto sul suo rottame di casa) Odiare, amare, prendere il treno per separarsi quando questo è fermo per sempre. Godere l’amarezza degli addii quando è deciso ormai che non ci si separerà più. Baciare i piedi di colui ohe non si doveva tradire. Inginocchiamoci davanti a questi eroi! (S’inginocchiano davanti alle tre statue viventi) Furr! Furr! Furr!

Singhiozza.

Alata

scuotendosi e mostrando con collera Vif-Glin:

Eccola! Ecco la canaglia! E’ lei che ti ha tradito Furr, la nostra maledizione!

Vif- Glin

singhiozzando:

Furr, perché non mi rispondi? Ti ho tanto amato. Ti amo ancora. (Voltandosi verso Ariella) E amo anche te, Ariella. Si, si, non mento. Perché mi guardi con terrore? Sono fatta cosi, non ne ho colpa. Ho bisogno di te e di lui.

Alata

Furr non ti risponderà. Non vuole sentirti nominare. Se per disgrazia qualcuno pronuncia il tuo nome, egli sputa a terra con violenza.

Vif- Glin

Eppure è stato lui a insegnarmi a fuggire il mio cuore. Lui mi ha insegnato a strappare le radici della tenerezza.


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