Pagina:Marinetti - Teatro.djvu/580

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china come una croce spezzata in due a coltivare e torturare le rose. Ma le rose non amavano le sue mani nere e morivano tutte. Al di là del muretto il polverone degli autocarri! In fondo si stava peggio allora, poiché la nostra vita provinciale era una spezzatura di grande città. Tra la morte e la vita. Ora siamo invece in piena morte, e pace. Questo pezzo di muro qui apparteneva al ristorante del professore. Te lo ricordi? Baffi e barbetta bianchi, tic nervoso creati dallo stillicidio della roccia umida. Entrava dicendo: «E’ domenica. Chi vincerà? Bologna o Genova?» E vecchio cameriere, in marsina, macchie di unto, rispondeva: «Bologna! Bologna! Muscoli d’acciaio!» Mentre la moglie del padrone grassa, avara, piena di ciondoli, riempiva con le sue mammelle il tiretto aperto della cassa.

1° Portalettere

Ora la Basilica comincia a far paura. Senti?

2° Portalettere

Oh! Io me ne intendo. Questo rumore viene dalla lima dei vetrai Gamalieni che riprendono il loro lavoro di restauro del rosone solare. Vieni, te li farò vedere. (Guida il compagno verso una breccia del muro della basilica.) Hanno mani di diamante verde. Lavorano sotto il pilastro di nordovest. L’ultima volta che visitai la basilica con Kira, l’elettricista — che terrore!... — stava attaccando due fili di ferro. Si fermò. Cadde fulminato.

1° Portalettere

Dalla corrente?

2° Portalettere

No! Rimase fulminato dal passato!... Tre giorni dopo il campanile dell’Angiolo crollò sull’altare maggiore polveriz-


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