Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/141

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147.Perché tra boschi, e rupi, e piante, e sassi
in questa solitudine romita
cosí senz’alcun prò corromper lassi
la Primavera tua lieta e fiorita?
Perché piú tosto a ben menar non passi
in qualche cittá nobile la vita,
cangiando in letti aurati erbette e fiori,
e ’n donzelle e scudier pecore e tori?

148.Giovinetta sí bella in Grecia vive,
che di bellezza ogni altra Donna eccede;
né sol fra le Corinthie e fra l’Argive
questo publico onor le si concede,
ma poco inferior tiensi a le Dive,
e quasi in nulla a me medesma cede.
Questa agli studi miei forte inclinata,
ama amica d’Amor d’essere amata.

149.Lasciò Giove di Leda il ventre greve
di questo novo Sol, di cui favello,
quando in sen le volò veloce e lieve
trasfigurato in nobil Cigno e bello.
Candida e pura è si, com’esser deve
fanciulla nata d’un sí bianco augello.
Molle e gentil, come nutrita a covo
dentro la scorza tenera d’un ovo.

150.Ha tanta di beltá fama costei,
tanto poi da l’effetto il grido è vinto,
che Theseo il gran campion s’armò per lei,
e lascionne di sangue il campo tinto.
Chiedeano i felicissimi imenei
d’Argo i Principi a prova, e di Corinto,
ma Menelao fra gli altri il piú gradito
parve d’Helena sol degno marito.