Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/551

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43.Del Telescopio a questa etate ignoto
per te fia, Galileo, l’opra composta,
l’opra ch’ai senso altrui, ben che remoto,
fatto molto maggior l’oggetto accosta.
Tu solo osservator d’ogni suo moto,
e di qualunque ha in lei parte nascosta,
potrai, senza che vel nulla ne chiuda,^
novello Endimi’on, mirarla ignuda.

44.E col medesmo occhiai non solo in lei
vedrai da presso ogni atomo distinto,
ma Giove ancor sotto gli auspicii miei
scorgerai d’altri lumi intorno cinto,
onde lassú de l’Arno i Semidei
il nome lasceran sculto e dipinto.
Che Giulio a Cosmo ceda allora fia giusto,
e dal Medici tuo sia vinto Augusto.

45.Aprendo il sen de l’Ocean profondo,
ma non senza periglio e senza guerra,
il Ligure Argonauta al basso mondo
scoprirá novo cielo e nova terra.
Tu del ciel, non del mar Tifi secondo,
quanto gira spiando, e quanto serra,
senza alcun rischio, ad ogni gente ascose
scoprirai nove luci, e nove cose.

46.Ben dèi tu molto al Ciel, che ti discopra
l’invenzi’on de l’organo celeste,
ma vie piú ’l Cielo a la tua nobil opra,
che le bellezze sue fa manifeste.
Degna è l’imagin tua che sia lá sopra
tra i lumi accolta onde si fregia e veste,
e de le tue lunette il vetro frale
tra gli eterni zaffir resti immortale.