Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/731

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search



407.Quelle (s’è giusto il prego) a trar sí pronte
da le mie vene il sangue armi omicide
sospendi tanto sol, che tu mi conte
chi di due morti insieme oggi m’uccide. —
Trattiene i colpi, e la turbata fronte
rasserenando alquanto, aspro sorride,
e fiera in vista, e mansueta in voce
risponde allor la Vergine feroce:

408.— Xon son vii feminetta; il naspo e l’ago
questa destra virile aborre e sprezza.
Di guernirla di ferro anch’io m’appago,
ed è la spada a sostenere avezza.
Xon ne’ cristalli fragili l’imago
piacemi vagheggiar di mia bellezza.
Specchio m’è l’elmo rilucente e fino,
e questo terso scudo adamantino.

409 Sdegnar dunque non dèi d’oprar la spada,
tentando incontr’a me l’ultima sorte,
tanto che l’un rimanga, e l’altro cada,
col fin de la vittoria, o de la morte:
poi ch’io ti so ben dir, ch’aver m’aggrada
piú ch’aspetto leggiadro, animo forte.

Ha la man feminile anco i suoi pregi,
e vinse Duci, e trionfò di Regi.

410.Ma poi ch’odio non è, né rissa antica,
ch’oggi qui ne conduce a trattar Tarmi,
e tu mel chiedi con preghiera amica,
ed io di rado in uso ho di celarmi,
se mi permette pur, che ’l tutto io dica
il tempo e ’l loco, e piáceti ascoltarmi,
istoria udrai, cui non fu pari alcuna
stravaganza di stato, o di fortuna.