Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/24

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

- 24 -

sofia. Anche i sistemi che si sono in apparenza mostrati più risolutamente ostili alla concezione religiosa dell’universo non hanno avuto altro reale risultato che quello di promovere una meno indegna concezione del divino ed un sentimento religioso più illuminato. Lo stesso materialismo meccanico deriva in parte, come Carlyle mostra nel suo Saggio su Diderot, da una specie di indignazione religiosa contro le assurdità della superstizione volgare ed ha nella storia dell’evoluzione religiosa una essenziale importanza come reazione salutare contro le Rappresentazioni inadeguate, spesso puerili, della teologia speculativa.

Del resto il carattere profondamente religioso del pensiero filosofico risalta in modo evidente se noi lo consideriamo sopratutto nelle grandi correnti complessive del pensiero e nei più grandi filosofi, che non si sono limitati all’analisi particolare di un problema, ma hanno incarnato nel loro pensiero e nella loro personalità l’ideale universale della filosofia. Sotto questo aspetto certamente le filosofie di Platone, dello Stoa, di Plotino, di Spinoza, l’idealismo kantiano e postkantiano sono qualche cosa di più che una semplice esplicazione teoretica dell’universo. Platone considera la filosofia come una preparazione dell’anima all’esistenza superiore, come una rinascita spirituale: ed è noto lo stretto rapporto che corre fra l’idealismo platonico e le affini correnti religiose del pensiero orfico. Plotino assegna alla filosofia il compito di condurre l’uomo all’unione con la divinità: egli stesso, più che come un semplice filosofo, ci appare come il gran sacerdote della religione degli spiriti più alti nel paganesimo morente. E dello Stoicismo scrive lo Zeller che «esso fu non soltanto un sistema filosofico, ma una religione: esso venne concepito come tale già dai suoi primi autori ed in appresso col decadere delle antiche religioni nazionali offrì, in unione col platonismo, agli spiriti più elevati e più colti, dappertutto dove si estendeva la cultura greca, uno sfogo al sentimento religioso ed un appoggio per la vita morale». Così vediamo da Spinoza nel De emendatione intellectus che la sua dottrina non fu per lui solo un’esigenza intellettiva, ma fu il soddisfacimento d’un vero e proprio bisogno religioso. «Una profonda aspirazione verso il divino, scrive di lui il Windelband, non soddisfatta delle dottrine delle religioni positive è il