Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/309

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libro v. 289

offese è sicura: entrasi nel detto ricetto per tre porte e due ponti con muri dividenti; la torre principale è alta piedi 100, nella quale è in fondo una bella cisterna, un pristino, un forno, la canova, la prigione, la stufa e la munizione: di sopra a queste vi sono cinque belle stanze per la persona del castellano, alle quali per ponte levatoio si perviene. Nella grossezza delle mura verso la terra, dove non può il muro essere offeso, sono le scale intercluse con fortissime entrate, sicchè sino alla sommità d’esse possono essere difese; dipoi nel piano della sommità della torre è una stanza per la polvere ed altre salmerie (1): intorno alla estremità della torre sopra li piombatoi è un muretto alto piedi 1 1/2, distante dai merli e parapetto altrettanto, coperto con tavole in forma di casse, le quali di per sè a chiave si serrano, sicchè chiuse paiono una banca murata; il quale tegumento a quest’effetto ho ordinato: prima, per quello la torre è sicura di non potere essere scalata per la grandezza e larghezza dei beccatelli: secondariamente, i custodi della torre sono sicuri di non precipitare per quelli vacui (2): terzo, bisognando si possono aprire e quelli usare per piombatoi. Evvi ancora un altro ricetto per i fanti, fatto da due muri in forma di angolo acuto, congiunti verso la terra, appresso al quale sono due torricini per difesa delli due torroni, muri ed estremità dell’angolo, con offese laterali; e quelli che nel detto ricetto entrano, passano per quattro porte e tre ponti, non passando per luogo sospetto al castellano: e questo transito dal castellano per tutto è dominato in modo che passando i fanti e pervenuti ai ricetti, sempre sono come prigioni del castellano, e a suo beneplacito li può superare e nuovi custodi nella rocca mettere. Il primo ricetto di sopra dichiarato è per persone più fidate al castellano, ma pure subiette a lui. In uno dei due muri dell’ultimo ricetto è un soccorso coperto che perviene ad una grossa torre fondata nelle mura della terra di grossissime mura, per le quali il castellano può mettere e cavare gente dalla terra: e in questa torre sono stanze del castellano,

  1. Queste salmerie non sono bagagli, ma munizioni per combattimento. Se n’ha esempio nelle Cronache dell’Allegretti, Polvere da bombarda, Saettime et altre salmerie per trarre (R. Ital. Script, vol. XXIII, col. 793 all’a. 1478).
  2. Disastro non infrequente. Vedansi le Croniche di Lucca di Gio. di Ser Cambi all’a. 1405.

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