Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/48

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28 vita


Giovanni Santi parlando di questo palazzo dice che Federico

Et per ornarlo ben d’ogni dilecto

Tirò de tucta Italia i più famosi

Intagliator de marmi ec.


e questo fregio fu intagliato da Ambrogio da Milano, che propagò in Urbino la famiglia Barocci (1); illustrollo monsignor Francesco Bianchini con settantadue tavole e lunghe spiegazioni scritte dapprima in latino, e traslate poscia in italiano per uniformarle colle opere del Baldi (2).

Il dotto illustratore stabilisce essere Roberto Valturio autore della maggior parte delle figure espresse in questi bassirilievi, citando l’opera di questo scrittor militare che si può dire coevo di Francesco di Giorgio, e di questi più versato nella conoscenza della milizia antica, meno assai nella moderna, uomo di lettere anzichè di guerra. Ho comparate anch’io le figure che sono nel libro X dell’Arte militare del Valturio con quelle di Urbino, e trovai che il bassorilievo XIII rappresentante un drago macchina (dice il Valturio) secondo li popoli di Arabia da conbatter cittade grande et piena di uomini ec. è veramente tolto dai disegni di quest’autore: che le tavole 12, 14, 16, 17, 18 sono comuni al Valturio ed a Francesco di Giorgio con poco divario: delle rimanenti poi (ne eccettuo quelle di ornamenti e trofei militari, ideate dall’intagliatore anzichè dall’ingegnere) quelle segnate 3, 4, 22, 29, 50, 54, 61, 68, 72 sono appunto quali vedonsi nel Codice regio di Torino (3), dall’autor nostro indirizzato al duca Federico; dal libro stesso provengono

    altri de Iulio Cesare de lartificioso ponte in suoi commentarii si legi». Questo ponte avevalo già descritto l’Alberti al cap. 6, libro IV, ed il bassorilievo, del quale non ho altra notizia, doveva essere suo disegno. Prima di questo periodo fa il Paciolo un breve elogio del Valturio, ma è cosa da questa staccata affatto.

  1. Memorie di Giov. Santi, pag. 85. Baldi, Descriz. del Palazzo ec., cap. 14.°
  2. Sono nelle Memorie concernenti la città d’Urbino. I rami stessi servirono ad una contraffazione sortita da non so qual città d’Italia col titolo Macchine et istrumenti militari degl’antichi Romani. Espressi in tavole di rame 1500. Cosa intendesse il contraffattore per quest’anno 1500 io veramente nol so: trovo bensì che in vece di settantadue bassirilievi, ve ne sono soli sessanta, coll’aggiunta di otto stampe di scudi argolici, dai rami dell’opera del Bianchini.
  3. Di questo codice vedasi la descrizione nel Catalogo ragionato de’ codici. ec. che sarà dato dopo N.° V.