Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/185

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— Ora comprendo.

— Vedi adunque, Geltrude, che la cosa non è mica fattevole.

— Ma sento dire che l’Inglese abbia fatto portenti su i ciechi...

— L’avvenire è nelle mani di Dio, Geltrude; ora più che mai sento il bisogno della preghiera e della meditazione... Prendi, prendi i biblici salmi... troverò in essi il coraggio che mi manca e la forza di ogni sacrificio... Apri a caso e leggi.

Geltrude obbedì, e lesse:

«Ho meditato di notte tempo nel silenzio del mio cuore, ed ho scoverto l’intimo del mio pensiero.

«I miei occhi han vegliato innanzi tempo; mi sono turbato e taciuto.

«Dischiusi gli occhi miei, e contemplai le meraviglie della tua legge.»

Non avea finito Geltrude di leggere questo versetto, il quale parea scelto a bella posta per la situazione di Beatrice, che un domestico venne a significarle da parte del marchese il desiderio che si fosse recata nel salotto.

Beatrice, raffermata nelle sue disposizioni da quel versetto della Bibbia, che la Provvidenza sembrava aver fatto appositamente cadere sotto gli occhi di Geltrude, si accinse a fare il piacimento di suo padre, e, fattasi accompagnare dalla sua amica, trasse al salotto di compagnia.

Stavano ad aspettarla il Marchese, e Oliviero.

Questi, non appena comparir vide alla soglia