Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/68

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 68 —

dietro, strascinato dalla forza del suo dolore, depose su quella candida fronte un malinconico bacio, che vi cadde quasi goccia di mattutina rugiada che dal ramo di piangente salice caschi su modesto giglio della valle.

Albina mise un piccol grido di sorpresa, si voltò subitamente all’indietro, e tutta arrossò per l’atto ardito del giovine diplomatico: Era nelle costui sembianze tanta tristezza, che la fanciulla ne fu tocca nel più profondo del cuore.

— Albina, disse Rionero cadendo anzichè sedendo sovra una sedia da costa a lei, questa è forse l’ultima visita che ricevete da me.

— Che vuol dir ciò, Rionero?

— Vuol dire che domani parto per Napoli... Il Re mi ha incaricato d’un dispaccio.

Il marchese guardò con indicibile ansietà negli occhi di Albina per iscovrire l’effetto che quelle parole producevano su lei; ma il volto di lei restò freddo e tranquillo, benchè i rapidi e concitati movimenti del suo seno accennassero una straordinaria commozione.

—Alla vigilia di separarci forse per sempre, permetterai al mio dolore, Albina, di disfogare nel seno dell’amica, se non dell’amante, la fiamma che mi arde... Tu hai veduto come ho mantenuto la mia promessa di rispettare il tuo lutto; non mai una parola di amore sfuggita mi è dal labbro in tua presenza, comechè i tuoi occhi così belli così cari, mi mettesse-