Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/8

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La miseria senza dubbio, con tutta la sua corte di privazioni, di stenti e di sofferenze, regnava in quella casa; quello squallore, quella povertà, quelle ricordanze della morte, quella notte così tetra e oscura, quelle voci lamentevoli che il vento facea passare attraverso le imposte, tutto parea che mettesse in bocca al padron di quella casa le bibliche parole: Da ogni parte l’anima mia è presa di tristezza, fino alla morte: restate qui, e vegliate con me.

Ed in fatti, pel girare che quel giovane facea talora le sue pupille quasi spaventate intorno intorno alla camera, sembrava che invocato avesse qualche compagno che fosse rimasto a vegliare con lui.

Quest’uomo, cui diresti all’apparenza già di matura età, ha solo di pochi anni varcato il quinto lustro; nomasi Gaetano, ed è calabrese.

Sono circa due ore che non si è mosso d’accanto a quel tavolo, con gli occhi immobilmente fissi in quel livido capo. Ma che cosa fa? Perchè di repente si è alzato a soprassalto ed ha gittato un logoro cencio su quella testa, dando uno sguardo verso un canticello della camera?

Ah! una donna, una vecchia riposa sovra un misero pagliereccio gittato a terra, ed involta in uno straccio di coperta di pessima lana. Nel sonno essa avea chiamato a nome Gaetano, e questi, credutala desto, si era subitamente rivolto verso di lei, non senza un mo-