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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/121

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Roma nella mente e nel cuore di Dante 107

di quel grande fossero tutti inspirati dalla reverenza del vero.

Francesca, la figlia del protettore, dell’amico di Dante, è fra i dannati cui travolge

La bufera infernal che mai non resta.

Ser Brunetto, il diletto maestro del poeta, è fra i peccatori sui quali

Piovean di fuoco dilatate falde
Come di neve in Alpe senza vento.

Tegghiaio degli Aldobrandi, il Rusticucci, Arrigo de’ Fifanti e Farinata e Mosca degli Uberti e

Gli altri che al ben far poser gli ingegni,


uomini pei quali Dante professa ossequio e simpatia profonda, son tutti inchiodati nelle bolge di Inferno, ove li trassero i loro vizi. Fra i seminatori di discordie stassi, invendicato ancora della morte violenta, Geri del Bello, per vincoli di sangue legato al poeta, il quale incontra spiriti a lui stati carissimi in vita, Casella, Buonconte, Forese, Guido Guinicelli, puniti tutti nei cerchi del Purgatorio.

E, dinanzi alle percosse e agli oltraggi inflitti dagli sgherri di Filippo il Bello dentro le mura di Anagni a Bonifacio VIII, Dante, che aveva già fissato il posto nell’Inferno al successore di Celestino V fra coloro

Cbe precedetter lui simoneggiando;

Dante, che, in più luoghi del poema, ha riprovato, con parole di santa indignazione, le opere di lui, dimentica