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6 | Meditazioni di un brontolone |
Mi trovavo fra l’incudine e il martello.
Continuai, o finsi di continuare nella mia rivista delle bellezze, sparpagliate pei palchi.
— Eh, mio caro Gustavo! - esclamò, con bonomia, quantunque sembrasse alquanto piccato, il vecchio notaio - voi me lo concederete, siete troppo giovane per poter sapere con esattezza che cosa fossero i teatri venticinque o trentanni fa, di che valore fossero i capolavori di Cimarosa, di Rossini, di Bellini, di Donizetti che allora vi si rappresentavano e che ora sono stati posti in dimenticanza completamente e che voi non avete avuto tempo di udire e di gustare.... Non è egli vero, signore?
Questa domanda, mossa a bruciapelo, era indirizzata a me, che avevo smesso di guardare attorno e che mi ero nuovamente seduto.
Feci vista di non udire e non risposi affatto a quella interrogazione.
Ma il biondo farfallino, al quale, nella sua profumata baldanza, non importava punto che io intervenissi o non intervenissi nella quistione, alzò leggermente lo spalle e disse:
— Io ignoro quale sia l’opinione del signore in proposito e qualunque essa sia la rispetto, come rispetto la sua, caro notaio.... ma, già, a che cosa servono le dispute?... A ribadire meglio nell’animo di ciascuno la propria sentenza.... Ella è amico della mia famiglia e conosce i miei principi! in fatto d’arte....
— Eh! li conosco, li conosco.... ma i vostri non sono i miei.... - interruppe il pacifico notaio.
— E i miei non sono i suoi - ribattè, con leggera