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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/211

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Carlo Goldoni e i suoi tempi 197

quel fecondo e incessante lavorio del secolo decimottavo, appare chiaro che scarsi furono quelli i quali mirassero direttamente e che nitidamente scorgessero lo scopo finale dell’opera rinnovatrice del tempo loro.

E, pur tuttavia, di leggieri si vede come tutta quella svariata, molteplice e contemporanea espansione di studio e di idee preparasse il suolo della penisola alla fecondazione dei germi che su di esso diffonderebbe il soffio della grande rivoluzione. Da quella operosità continua l’affinarsi del gusto, il rinnovarsi delle idee, la cultura addoppiata, l’amor degli studi suscitato e diffuso; di là il risorgimento intellettuale e morale, condizione necessaria alla effettuazione del risorgimento politico e civile.

A siffatto risveglio concorsero, in quasi ugual proporzione, così la molle ed enciclopedica leggerezza dell’Algarotti, come la pedantesca e dotta burbanza del Bettinelli, tanto la rumorosa vacuità del Frugoni quanto la dura sostenutezza del Varano. E del pari vi concorsero le nuove dottrine del Vico - poco intese e poco apprezzate dal suo secolo - e gli studi storici del Muratori, le opere musicali del Jomelli e del Pergolese, e le scientifiche elucubrazioni del Vallisnieri e dello Spallanzani.

Dagli scritti d’arte di Francesco Milizia alle ricerche archeologiche del Ficoroni, dalle fiabe scorrette di Carlo Gozzi alla correttezza architettonica del Vanvitelli, dalle invenzioni fisiche del Volta alle indagni astronomiche di Cesare Francesco Cassini, dalle teorie del Morgagni alle innovazioni letterarie del Cesarotti, tutte le manifestazioni dell’ingegno italiano, dal 1700 al 1789,