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| 8 | Meditazioni di un brontolone |
Wagner e il Listz in musica; il Courbet e l’Alma Tadema in pittura... e se vuole che gliela dica tutta, caro notaio, Morelli e Michetti, Gerace e D’Orsi, Leopardi e Giusti, Ponchielli e questo stesso Boito, che le urta tanto i nervi, col suo Mefistofele, per me, vede, gliela dico come la penso, per me, sono codini... non parlo del Prati, del Carducci, del Rapisardi, del Verdi, del Gounod, del Marchetti, del Duprè, del Fortuny, del Vertunni, di Ercole Rosa... Gesù mio! tutti manierati, rancidi, convenzionali, e noi, in arte, vogliamo la repubblica, la comune, l’anarchia... Morte al Bello!... vogliamo il vero, l’orrido, il deforme, lo schifoso...
— Ella parla come un libro stampato - esclamai io, che non ne potevo più.
L’elegante e spietato criticuzzo si fermò, mi guardò, quasi minaccioso, e mi domandò, serio serio, cambiando intonazione di voce:
— Ci avrebbe qualche cosa a ridire?...
— Molte cose, caro signore, molte cose - dissi io, con la massima calma.
— Le dica, allora - soggiunse il minuscolo Lessing, facendomi un leggiero inchino col capo - le ascolterò volentieri. Come ella vede, son giovine, sono ardente, ho delle convinzioni profonde, ma ascolto volentieri i miei contraddittori.
— Ella è troppo gentile - rispos’io, facendo, alla mia volta, un inchino al mio interlocutore, e non riuscendo a nascondere l’ironia che si racchiudeva in quelle quattro parole.
— Per me, già, è tutt’una; io ho scritto sulla mia bandiera: verismo, naturalismo, novità... ad ogni costo,