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| A proposito di verismo e di naturalismo | 9 |
in barba alle regole, non ostante la grammatica, voglio il vero, voglio il naturalismo,
Novità vo cercando che è sì cara, |
— E, intanto, si serve di due versi di quel vecchio barbogio di poeta, la cui lettura lo fa tanto sbadigliare osservai io, che non seppi frenare un maligno sorriso.
— Eh!... pur troppo! - rispose, alquanto sconcertato, ma senza perdersi d’animo, l’imberbe Gian Vincenzo Gravina - ecco... lo vede? Reminiscenze dell’esecrato Liceo... sono gli strascichi, che lasciano, anche negli animi più baldi, i pregiudizi di una falsa educazione. Lo vede? io stesso, che detesto il classicismo più della febbre gialla o del vaiuolo nero, ecco, lo vede?... io stesso ci casco, a mia insaputa, senza volerlo.
— Eh, Dio mio!... non si disperi... non sarà nulla... la non morrà per così poco! - esclamai io. - Ella, che, così giovane, ha già compiti così larghi e profondi studi d’arte, d’estetica, di critica, di musica e di letteratura da poter sentenziare, con coscienza, in quistioni tanto gravi e tanto complicate, avrà tempo, certamente, a correggersi di queste piccole brutture, di queste reminiscenze classiche!
L’intonazione delle mie parole era corbellatoria, ma la mia voce era calma e il mio volto era serio.
Il giovine Adone mi guardò alquanto, in atto interrogativo, poi mi domandò:
— Se non mi inganno, ella si burla di me?
— Il ciel me ne guardi, caro signore! 0 non ha ella sentenziato testò, con la massima sicurezza e col piglio