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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/252

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238 Meditazioni di un brontolone

egli non fu abbastanza cauto, nè abbastanza risoluto, per mancanza di quell’elevatezza di vedute, di quello sguardo aquilino, onde era, ad esuberanza, fornito il suo avvedutissimo nemico.

Quel lampo della mente intuitrice, che l’Arpinate possedeva così scrutatore, così limpido e securo sul campo di battaglia, gli si abbacinava nel foro; onde le sue titubanze e le sue incertezze, quando bandito Metello e ucciso Cajo Memmio, Saturnino e Glaucia scesero alle armi, per le vie di Roma, contro l’armi, i clienti e l’oro di Scauro, di Scevola, di Catulo e del patriziato. L’oscitanza di Caio Mario in quel giorno fu il primo indizio che la sua stella si avviava al tramonto: l’audacia sua così sagacemente meravigliosa nelle pugne, e dalla quale aveva tratto così portentose vittorie, incespicò allora nelle blandizie oligarchiche e s’impigliò nelle fragili reti di un’apparente legalità e, mutata in biasimevole esitazione, infranse i più vigorosi suoi sostenitori e fece cadere miseramente tutte le speranze della parte popolare.

Chi potrebbe dire che cosa sarebbe avvenuto quel giorno se Mario, con atto risoluto, si fosse impadronito del movimento e avesse fatto trionfare la causa democratica?... Chi potrebbe assicurarci se sarebbe, indi a poco, scoppiata la guerra marsica?... Chi potrebbe oggi affermare quale indirizzo avrebbero potuto prendere gli affari della repubblica?...

Forse Mario esitò per un nobile impulso dell’animo suo, riluttante dalle infrazioni della legge, dalle violenze e dal sangue, cui avevano avuto ricorso Saturnino e i compagni suoi, ma, se egli avesse potuto prevedere