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| Mario e i Cimbri - Silla | 245 |
arpinate e con la quale si chiude la tragedia. I soldati gridano, dopo la battaglia e la vittoria:
E a te dia lauri Italia, a te il più grande
fra i consoli di Roma.
E Marta soggiunge:
. . . . . . . . . . . Egli è di Roma
il terzo fondatore.
E Mario rudemente esclama:
. . . . . . . . . . . Io sono Mario!
e cala la tela.
Da questi rapidi cenni sarà lieve rilevare come e perchè questa tragedia del poeta romano non fosse mai rappresentata: l’abbondanza delle tirate rettoriche,. la languidezza dell’azione, la mancanza di una passione amorosa che possa commuovere l’animo degli spettatori - giacche non appare tale l’amore di Kilda e di Arminio la moltiplicità dei personaggi, la difficoltà di un adeguato allestimento scenico, furono le cause che vietarono al Mabio e i Cimbri l’accesso della scena. Non ostante ciò è certo che nel primo lavoro del Cossa splendono non comuni bellezze, e in mezzo a quelle scene e a quei versi, comincia a spuntare l’unghia del lioncello.
Nel Silla invece, benché rimastoci incompleto, non soltanto l’unghia del lioncello è divenuto aguzzo e poderosissimo artiglio, ma vi si scorge altresì lo squassar