| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| 246 | Meditazioni di un brontolone |
della criniera, e vi si ode il potente ruggito dell’adulto leone.
Nel primo atto, che - nella primitiva intenzione del compianto autore - doveva essere un Prologo, tanto che si vede segnato nel manoscritto: Prologo; poi è cassata quella parola e vi si notano sostituite le altre: Atto Primo - nel primo atto, vigoroso di azione e di fatti e di pietà e di terrore e d’ogni maniera di emozioni e di affetti, il Cossa ha tracciato, con sicurezza leonardesca, e con efficacia di colorito tizianesco, le condizioni spaventose di Roma ai giorni della proscrizione Sillana.
Anzi, meglio che tracciare, il poeta ha, con sintesi felicissima, condensato e riassunto, in quell’atto meraviglioso, tutti gli orrori e le nefandezze della proscrizione.
In poche ore passano dinanzi allo spettatore e si urtano e si incalzano e si intrecciano uomini e fatti; Catilina e suo fratello, il senatore Aurelio Cotta e Lucio Cornelio Silla, e attorno a questi il beffardo maledico ostiario e il morente soldato Sannite fuggito, a prodigio, alla carneficina dei prigionieri italici, incatenati a Preneste e ammazzati, inermi, nel Circo, d’ordine del dittatore - e una gagliarda e bellissima donna, Telesina destinata a una parte importantissima del dramma - e le spie sillane, e i sicarii che vanno a caccia di proscritti e i cittadini spauriti, annientati da tante scelleraggini.
E tutta questa massa di personaggi è mossa e maneggiata con somma rapidità e con abilità straordinaria. Catilina, il quale va, a notte, a caccia di adulteri matronali amori, che gli riempiano il grinzoso marsupio