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| Mario e i Cimbri - Silla | 249 |
postumo di Pietro Cossa piaceranno senza dubbio, perchè effettivamente ricchi aneli’essi di peregrine e fulgenti bellezze.
Non parlo del vigore della poesia, nè della robustezza dei pensieri altissimi, che lampeggiano frequenti in questo mezzo dramma e che illuminano di vividi bagliori la fosca e insanguinata scena.
Nel leggere quelle pagine, nelle quali scorre caldo e rubicondo il sangue di una vita rigogliosa e virile, quasi ad ogni verso ricorre alla mente l’angoscioso e straziante pensiero - che la coscienza è riluttante ad accettare - che il nobile intelletto il quale stava dettando quelle pagine è spento.
Spento però sul campo della pugna e della gloria, come Epaminonda; spento, come Molière, in mezzo alle scene del suo teatro; spento, aggiungendo con questo Silla, benché incompleto, una nuova fronda di alloro alla sua laudata corona d’artista e di poeta.