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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/32

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18 Meditazioni di un brontolone

vuole, che corse fra il punto in cui la compagna di Adamo commise il primo fallo, fino a quello in cui, accorgendosi della sua nudità, si coprì con la famosa fronda di fico, in quel breve spazio di tempo nacquero il verismo, il realismo e il naturalismo... figliuoli tutti del peccato e della fragilità femminile, come ella vede.

Ma di quali scoperte o invenzioni mi va dunque favellando, mio buon signore? Per carità; ma cominci dal leggere il capo xix del libro della Genesi e il libro di Rut e lo stupendo, il mirabile Cantico de’ Cantici, dove il naturalismo il più crudo è velato, appena appena, dalla più splendida poesia che mente sensuale potesse concepire al mondo e venga, giù giù, ad Anacreonte, ad Euripide, ad Aristofane, a Plauto, a Catullo, a Orazio, a Ovidio, a Marziale, a Petronio, e, per parlar dei nostri soltanto, scenda fino al divino poeta, al Boccaccio, al Sacchetti, al Firenzuola, al Machiavelli, al Berni, all’Ariosto, all’Aretino, al Casti, e mi dica poi se il verismo, il realismo e il naturalismo l’ha inventato lei, o coloro che - strepitano alla luna, come lei.

Se differenza c’è fra il vecchio e il nuovo naturalismo, è tutto a scapito dei moderni, nei quali manca, quasi sempre, la leggiadria, la venustà, la grazia della forma, veramente artistica, che, negli altri, quasi sempre, si ritrova e si gusta e si ammira.

Quanto all’orrido, al deforme, allo schifoso, che ella vuole adoperare nell’arte, l’adopri pure; ma, per salvarsi dal precipizio sul quale si mette a volare, ma, per salvarsi dai fischi, si ricordi di adoperarlo come l’ha adoperato il divino poeta nel dipingere la pattu-