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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/359

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La «Mandragola» di Niccolò Machiavelli 345

Che dirò io di messer Nicia? Egli discende in linea retta dal Calandrino del Boccaccio[1], ma, meno semplice e più presuntuoso di lui, ha in sè tutti i segni caratteristici di siffatta genia di uomini, della quale in nessun tempo fu mai penuria. Questo personaggio è tratteggiato con tanto amore e con tanta finitezza, che non soltanto ai contemporanei del Machiavelli piacque immensamente e parve vivo così che fu citato sempre, a quei dì, come prototipo degli sciocchi presuntuosi,[2] ma che, vivo, vegeto, robusto, becco e contento, passeggia ancora, mutati gli abiti e un pochino, in peggio, il linguaggio, tronfio e pettoruto per le vie di Roma, di Firenze, di Napoli, di Milano, e d’ogni grande e piccola città e d’ogni più remota borgata, nonchè di Italia, del mondo.[3]

  1. ↑ Anche il Macaulay osserva, e giustamente, nell’opera citata, che messer Micia è derivato o dal Calandrino o dal Simone da Villa del Boccaccio.
  2. ↑ Vedere a questo proposito il Giovio, Elogia doctorum vivorum. Elogi Nic.  Machiavelli, Anversa 1571, pag. 187; Fabbroni, Leonis X Pont. Max., Vita, Pisa, Alessandro Landi, 1797, pag. 161 e nella nota 78 a quella pagina sottoposta.
          Alla rappresentazione della Mandragola, o Messer Nicia che dir si voglia, secondo ogni probabilità, si riferisce, Donato Giannotti, Opere politiche e letterarie, Firenze, Le Mounier, 1850, là dove nel lib. III della sua Repubblica fiorentina parla della rappresentazione di una commedia del Machiavelli, la quale aveva messo desiderio in ciascuno di vederla, rappresentazione avvenuta in casa Jacopo Fornacciaio fuori porta S. Friano.
  3. ↑ Anche intorno a questo personaggio, che tutti i critici suaccennati, compreso fra essi anche il Camerini, levano a cielo come creazione comica bellissima ed efficacissima, il Gioda fa delle riserve, ritenendo che esso, pei mutati costumi, non sia più riconoscibile ai giorni nostri; dimenticando, per certo che, dal Machiavelli in poi, tutti gli scrittori drammatici più celebrati, a cominciare dal Molière e a venire, giù giù al Goldoni, allo Scribe, al Giraud, han rappresentato parecchie dozzine di Messer Nicia nelle loro commedie fino alle due ultime e più famose riproduzioni di quel tipo fatte dall’Augier nel suo bellissimo Marechal de1 Fils de Giboger e dal Ferrari nostro nel comico e festevole Marchese Colombi della Satira e Purini.
          Tanto era ed è immortalmente vero ed umano e immutabile e di tutti i tempi Messer Nicia!