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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/392

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378 Meditazioni di un brontolone

morale. E qui non soltanto manca assolutamente l’intento, ma i mezzi di cui si serve l’autore sono tutti immorali, spesso laidi ed osceni e tali che non permetterebbero oggi alla commedia del Machiavelli di poter reggere all’esperimento scenico, neppure dinanzi al pubblico che meglio si piaccia della più sfacciata pornografia.[1]


  1. Del rimanente, oltre gli autori citati nelle note precedenti, ho trovato che trattarono della Mandragola lo Schlegel (Angusto Guglielmo) e il Gherardini suo traduttore, il Voltaire, il Royer, il Tiraboschi, il Gravina, il Crescimbeni, il Napoli Signorelli, il Corniani, il Riccoboni, il Fijoo, il Bettinelli, l’Algarotti, il Maffei, l’Ambrosoli, il Quadrio, l’Andres, il Colombo, il Betti, l’Artaud, il Meinhard, il Lessing, il Lerminier, l’Hallam, il Ratery, il Loise e il Ruth suddetti, il Bougrault, il Taine, la Franceschi Ferrucci, il Fornari, il Canello, il Cantù, il Ranalli, il Guerzoni, il D’Ancona, il Carducci, il il Mestica, il Massarani, il Tommaseo, il Galanti, l’Amicarelli, l’Agresti, il De-Gubernatis, il Klaine, il Ferrari, il Dantier, il Cuccetti, il Carrer, il Dandolo, il Martini, il Monnier e parecchi altri che sotto verrò indicando.
          Lo Schlegel del del quale il Carducci, nella sua arguta critica della commedia Calderon della Barca, Vida es suéno (Bozzetti critici e Discorsi letterari di Giosuè Carducci, Livorno, F. Vigo, 1876) dimostrò nettamente la mala fede letteraria e la deficienza di gusto e di discernimento, lo Schlegel, (Corso di Letteratura Drammatica, Lezione IX) confermando, anche nel suo giudizio avventato e puerile intorno alla Mandragola, la generale insufficienza delle sue cognizioni sul teatro italiano, loda il dialogo vivo ed ardito dell’autore fiorentino, ma nega alle commedie del Machiavelli la caratteristica di opere teatrali perchè l’intreccio rozzamente ordito (!!) non produce alcun effetto drammatico (!!!). E con poche parole se ne sbriga.
          È vero che il buon Giovanni Gherardini, traduttore dello Schlegel, in una nota, la 37“(nella edizione di Milano, P. A. Molina, 1844) cerca timidamente di attenuare l’asprezza del giudizio del critico tedesco, giudizio così errato e così ingiusto da far dubitare se più da odio cattolico contro l’autore del Principe o da mancanza di precise cognizioni sull’argomento fosse dettato.
          Il Voltaire, invece, e per l’acutezza dell’alto ingegno e pel gusto squisito, giudice competentissimo, nel suo Essai sur les Moeurs, ec. (Cap. 21) scrive: «... il y a de la verité, du naturel et du bon comique dans les Comédies de l’Arioste; et la seule Mandragore de Maehiavel vaut mieux que tonte les piece d’Aristophane;» e nelle Lettres d’Amabeb (Lettera 16"), parlando delle rappresentazioni sceniche che si davano alla corte del pagano Pontefice Leone e, più specialmente, di quella della Mandragola, dopo aver accennato alla soverchia licenza della commedia stessa, soggiunge che essa scandalizzava gli spettatori, ma che «la comèdie est si jolie que le plaisir l’a emporté sur le scandaale. (Voltaire, Oeuvres complets, Paris, Firmili Didot, 1870).»
          Il Rover, dal canto suo, (Histoire universelle du Thèàtre par Alphonse Royer Paris, A. Franck, 1869) nel § 4° del Cap. XVI, vol. II, non ostante qualche lieve inesattezza in cui egli cade, attribuendo un discorso di Callimaco a Fra Timoteo, reca un giudizio assennato e amoroso intorno a! Machiavelli commediografo e