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| 26 | Meditazioni di un brontolone |
capricciosa Iddia a cui talento si rinnovellano, a un dato periodo, più o meno lungo, di tempo, innovellate, quasi per sorpresa e ad insaputa di tutti, di novella fronda certe dispute intorno alle quali tutto il mondo credeva ormai emessa formale e definitiva sentenza... Bah!... E il prurito di apparir critico nuovo elle assale or questo or quello, dove lo mettete?... E’ vi conviene piegare il capo: quella vecchia lite che voi, in buona fede, già credevate risolta e per sempre risolta... macchè!... eccola rifiorire più verde e prospera di prima.... non già afforzata dal rigoglio di nuove ragioni, ma sì bene ritta sullo stelo dei vecchi argomenti...
Ed eccoli lì i letterati, gii studiosi, i critici ad accapigliarsi, ad arrabattarsi, a dirsi, magari, un sacco di contumelie e ad arruffare più che mai la matassa, la quale, a farlo apposta, il più delle volte era, in origine, liscia, semplice, dipanata...
Oh ascendente irresistibile della vecchia storia di Penelope!
Tutte queste melanconiche riflessioni mi sono suggerite dal fatto che, oggi, torna a galla la disputa secolare se la Beatrice, la quale inspirò al divino Dante il più meraviglioso e sublime poema che la razza umana conosca, fosse realmente una fanciulla fiorentina di carne e d’ossa, poco importa se figlia di Folco Portinari o di altro cittadino, o se ella invece non sia che un ente fantastico, un mito, un simbolo creato dall’onnipotente immaginazione dell’esule ghibellino.
Per vedere quanto sia stravagante la resurrezione di