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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/402

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388 Meditazioni di un brontolone

alla società che ci dà le Rime del Poliziano, l’Orlando Furioso, le Commedie, le Satire dell’Ariosto e le Novelle del Firenzuola, del Lasca e del Bandello; i Capitoli del Berni, l’Autobiografia del Cellini, le Com-

    Mandragola de Machiavelli, la Calandra de Bibiena, les Suppositi de l’Arioste et le Burbero magnifico (voleva dire benefico) de Goldoni, sont les seules drames italiens, venue à notre connaisance, que nous puissions considèrer comme des oeuvrages de premier ordre
          Sentenza che se è ingiusta pel teatro italiano in genere, e pel Goldoni e pel Giraud in specie, è lusinghiera non soltanto, ma giusta ed esatta per ciò che spetta al Machiavelli.
          Luigi Cuccetti, nella sua Storia del Teatro Italiano, inserita nella Biblioteca Drammatica Italiana, Milano, P. M. Visai, 1829, nel libro I, capitolo 9, § 3, esalta con la più sincera espansione le commedie del Machiavelli e in ispecie la Mandragola e pel dialogo e per i caratteri e per la condotta e acutamente osserva che l’argomento della commedia sembrerebbe quasi inverosimile se non fosse «condotto sì maestrevolmente, che punto non ci raffredda per l’apparente incoerenza; tanta ò la qualità e verità della debolezza e della colpa che compariscono nella commedia e preparano quell’eccesso.»
          Luigi Carrer (Notizie su la Commedia italiana avanti Carlo Goldoni, Venezia, Tasso, 1824-25, parla a lungo e a più riprese intorno al Machiavelli autore comico, e nelle sue parole si potrebbero notare curiose disuguaglianze. Ora al «Machiavelli, meglio che a Ludovico Ariosto sembra convenirsi lode di sommo poeta comico, se badiamo» così il leggiadro poeta veneziano «alle scritture dei critici; ora ottime tra quelle del teatro antico egli stima si debban riputare le commedie del Machiavelli; ora trova inverosimile quello scioccone di Messer Micia e «non sa come tanto si ridesse a quei tempi di siffatte invenzioni;» ora poi non trova alcuno fra gli autori comici italiani «da poter paragonare ad Aristofane ed a Molière.» Egli poi scambia Gian Jacopo Rousseau con Gian Battista Rosseau, ritenendo, erroneamente, il primo e non il secondo per traduttore della Mandragola.
          Nell’insieme però il Carrer concorda con tutti coloro, che considerano la Mandragola come la migliore fra le commedie italiane del cinquecento.
          Frédéric Mercey (Le Théâtre en Italie, nella Revue des deux mondes del 1840) dando sulla voce al Voltaire, che egli chiama flatteur per le lodi sperticate tributate al Goldoni, da lui trovato «plein de verve mais grossier» ne conferma il giudizio per quanto riguarda la Mandragola e, con soverchia inesattezza e inqualificabile ingiustizia verso il Goldoni stesso, assevera che la «Mandragore de Machiavel est toujours la seule (!!!) comédie vraiment digne de ce nom qu’ait produit l’Italie...» quantunque soggiunga che essa è «une comédie peut-étre un peu triste
          Il Mundt (Machiavelli und der Gang der europäischen Politik, von Theodor Mundt, Leipzig, Dyksche Buchhandlung, 1853) dopo aver chiamato celebre la Mandragola, afferma nel capitolo 13 che questa commedia «scritta contemporaneamente al Principe, forma in un certo modo un supplemento sociale al trattato politico del Principe,» e serve, secondo il dotto scrittore tedesco «a mostrarci compiutamente le condizioni in cui si trovava l’animo del Machiavelli a quel tempo.»
          Pel Mundt il Fiorentino, primo fra i moderni commediografi, «ha raccolto in