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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/405

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La «Mandragola» di Niccolò Machiavelli 391

Carlo V, fra gli ultimi baleni della virtù militare italiana, splendente in Giovanni dalle Bande Nere e in Francesco Ferruccio e fra gli eccidi Medicei e Farnesiani di Alessandro, bastardo di Papa Clemente, e di


          Jules Zeller (Italie et Renaissance, Paris, Didier e C., 1883) nota come, anche nel suo riso cinico ed amaro, Machiavelli la vinca su tutti gli scrittori del cinquecento e, dopo avere brevemente esaminati i diversi scritti letterari e poetici del grande storico, aggiunge: «Enfin, inspirèe d’Aristophane, la Mandragore, recette «pratique pour susciter une postérité aux menages mal assortis, atteint le modèle pour la licence hardie et nous donne une idèe des mceurs et du langage de la société du temps.
          «Sons tous ces déguisements, Machiavel est encore lui. On lui reprocherait à tort de ravaler son genie à ces balivernes. Il reparait souvent, au milieu de ses gaietès en apparence les plus risquèes, par des éclairs tonnants qui dcchirent les voiles et relevent cette société déclinante à elle-méme
          Il Klein (Geschichte des italianischen Drama’s, Leipzig, T.O. Weigel, 18GG), consacra (pag. 414 e seg.) un lungo ed amoroso studio alla Mandragola del Machiavelli. Egli giudica la commedia del grande Fiorentino «tanto poco uno scherzo, frutto di ore d’ozio, che la mette a paro coi principali scritti politici dell’autore.»
          Il Klein, dopo avere manifestata la sua entusiastica ammirazione pel Machiavelli segretario di Stato, al paragone del quale i segretari di Stato del presente «gli sembrano orecchiuti scrivani, degni appena di servire da sedili giranti al Machiavelli quando egli scriveva le sue opere immortali,» aggiunge: «Lo spirito, il sale attico, la forza comica della Mandragola potrebbero bastare a dodici uomini di Stato moderni, quando questi non preferissero addirittura di figurare sotto le maschere dei personaggi della commedia, non potendo assorgere all’altezza del genio che li ha evocati.»
          E, passato all’esame dell’intreccio della Mandragola osserva, circa all’amore di Callimaco per Lucrezia che il «prodigio di un amore suscitato dalle sole lodi con le quali si esalta una donna lontana, rivela un amore molto più nobile e profondo di quello che fino a quel tempo avesse manifestato la commedia italiana» e aggiunge che «l’avere espresso comicamente un amore per sua natura fatale e tragico.... puro ed ingenuo costituisce forse il solo punto scandaloso di questo lavoro, così altamente e profondamente pensato.»
          Proseguendo nel suo acuto esame critico, il dotto tedesco osserva che la Mandragola sarebbe irremissibilmente condannata per immorale «se lo scandalo scenico non si presentasse in pari tempo come scandalo chiesastico,» quindi egli continua: «Il primo non è che il riflesso del secondo; ed è un riflesso necessario, spontaneo della corruzione dei tempi e della Chiesa; lo scandalo non è lo sfogo personale del prudore impuro del poeta, ma è un veleno che schizza fuori naturalmente dagli avvenimenti; questa congiunzione di fenomeni nel ciclo storico eleva la commedia del Machiavelli ad alto significato provvidenziale e ne fa una commedia antesignana della Riforma.»
          Quindi, istituito un parallelo fra l’alto scopo morale che domina nella Mandragola e nel Tartufo, e dopo aver riscontrato nella seconda di queste commedie il complemento della prima, giudica che l’opera dell’italiano superi, per comicità e per attrattiva drammatica, quella del francese.
          In Fra Timoteo - pel Klein, alla stessa guisa che per parecchi dei eritici che