| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| L'umanità di Beatrice | 27 |
tale quistione, dopo che la grande maggioranza dei critici e dei commentatori sì nostrani che stranieri l’avean risolta, più volte, a favore dell’umanità di Beatrice, basterà volgere uno sguardo al quando e al come tale discussione sorse e alle varie fasi per le quali si svolse.
Tutti i commentatori e lettori pubblici della Divina Commedia nel xiv secolo, cioè tutti i commentatori e lettori più vicini all’epoca in cui visse il poeta, tutti coloro che furono o suoi contemporanei, o quasi contemporanei, dal Boccaccio, scendendo, giù giù, pel Pievano, per Filippo Villani, per Jacopo della Lana, per l’Anonimo, per l’Ottimo, per Benvenuto da Imola, per Francesco da Buti, pel Malpaghinis, per Gherardo da Prato, fino ai due commenti attribuiti a Pietro e a Jacopo figli di Dante, tutti concordemente ammisero e riconobbero, sotto la soave e vaporosa persona di Beatrice, le sembianze e le forme di una donna viva e vera, la quale si era andata poi, man mano, trasformando e fondendo nella mente del poeta, in una cosa sola col simbolo della teologia o della scienza rivelatrice divina.
Quale interesse potevano avere i figli di Dante, e i commentatori e spositori quasi a lui contemporanei, quale interesse potevano avere a falsare la verità e la storia, narrando degli amori purissimi del poeta con una nobile e casta fanciulla fiorentina?...
I figli Jacopo e Pietro, stati di continuo presso il padre loro, dovean, senza dubbio, saperne, intorno a questi amori, più assai che non ne potessero sapere