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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/42

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28 Meditazioni di un brontolone

gli estranei, per la assidua loro dimestichezza col genitore; gli altri fondavano la loro credenza sulla esistenza di una vera e reale Beatrice, nella recente tradizione popolare viva, sincrona intorno alle vicende e alle azioni del poeta.

Non fu che in pieno secolo decimoquinto, centocinquant’anni circa dopo la morte del divino poeta, che Gio. Mario Filelfo, figlio di Francesco, dettando una vita dell’Alighieri, pensò opportuno di impugnare l’opinione generale e, primo, espose e sostenne l’idea che Beatrice fosse ente immaginario e non mai esistito.


La ragione di questa nuova dottrina non può ricercarsi e rinvenirsi che nel desiderio di novità che mosse il turbolento e bugiardo letterato a quella stravagante affermazione: dire e mostrare di credere il contrario di ciò che asserivano e credevano tutti gli altri parve al figlio del Tolentinese qualche cosa di simile ad un’altra invenzione della bussola: e fìnse di credere e scrisse che Beatrice non era altrimenti una donna esistita, ma un mito.

Ma quanto potesse valere la stravagante affermazione del Filelfo, non sussidiata da alcun sodo e serio argomento, apparve facile a tutti i dotti contemporanei i quali non abbracciarono quella opinione, perchè sapevano per prova come e quanto Gio. Mario Filelfo fosse mendace spacciatore di frottole letterarie.

Cosicchè i commentatori suoi contemporanei e i posteriori - e ve ne furono dei valenti e di profondo acume