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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/468

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454 Meditazioni di un brontolone

pedantesca, serva de1!e esotiche leggerezze.[1] E l’Algarotti, a fascio con tutti gli altri arcadi, novera il Desanctis. «... A Roma dominava l’Arcadia, a Firenze la Crusca. Viveva ancora celebratissimo Innocenzo Frugoni, tenuto primo de’ lirici italiani e il miglior fabro di versi sciolti, quando Mascheroni non aveva scritto ancora il suo Invito a Lesbia. Spiccatissimo era in lui il carattere della vecchia letteratura, solennità e pompa di forme nella perfetta vacuità e indifferenza del contenuto. Intorno a lui era una schiera di prosatori e poeti, d’improvvisatori e improvvisatrici, tutti sullo stesso stampo, Roberti e Tornielli, Algarotti e Bettinelli, Pompei e Paradisi, Bondi e Bertola, e Savioli, e Rezzonico e Rolli e il Perfetti e la Corilla, il nuovo Pindaro e la nuova Saffo, a cui si coniavano medaglie, si decretavano corone in Campidoglio. La poesia divenne un facile meccanismo, una merce volgare, l’accompagnamento monotono de’ più ordinari fatti della vita, nascite, morti, nozze, monacazioni, un gergo di convenzione a portata de’ più mediocri. Il contrasto era grottesco fra tanta servilità e insipidezza di contenuto e tanta pompa di frasi. Non mancavano astrazioni e generalità morali e scientifiche, come nel Cotta, nel Manfredi, in Francesco Maria Zanotti, e non manvcava la tradizionale oscenità come in Aurelio Bertola e nell’Abate Casti. Alla cima di questo Parnaso stava Metastasio nella sua divinità incontrastata, e

  1. N. Tommaseo, Storia civile nella letteraria, Roma, Torino, Firenze, E. Loescher, 1872, nello scritto G. B. Roberti, le lettere e i Gesuiti del secolo decimottavo. pag 343.