Vai al contenuto

Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/470

Da Wikisource.
456 Meditazioni di un brontolone

in vita: che gli importava il giudizio dei posteri dopo la morte?»[1]

Nè diversamente dai precedenti pensò il Guerzoni, il quale scrisse: le Accademie sovraneggiavano in tutta la loro potenza e Algarotti, Frugoni e Bettinelli, Bertela, Savioli, Metastasio stesso, /’arcade sommo, ne sono ancora i principi.[2] E ugualmente il professore Zanella, che dell’Algarotti si spiccia in poche parole: «Parimente neglette sono le opere del Conte Francesco Algarotti che, ricco, studioso, festeggiato nelle Corti d’Europa, amico di Voltaire e di Federico II, poteva lasciare una viva pittura del suo secolo. Di tutti i suoi scritti il solo che ancora si legga sono le Lettere sulla pittura di cui era conoscentissimo.»[3]

E acerbo all’Algarotti si palesa anche il Cantù. «L’Algarotti, conte veneziano, Algarotulus comptulus, menò vita di trionfi in Italia e fuori, e scrisse di tutto, e di tutto incompiutamente e leggermente azzimato sempre e in fiocchi, col belletto e co’ nei, anziché coi puri e vivi colori della realtà, incastrando neologismi e improprietà accanto a frasi pretensive e arcaiche, con diligenziuccia stitica affettando trasposizioni, parole tronche, cadenze sonore mediante encistichi poetici, lambiccata simmetria.»

E, dopo aver favellato dei Versi sciolti dei tre eccellenti autori e degli intendimenti cui essi miravano

  1. L. Settembrini, Lezioni di Letteratura italiana, Napoli, A. Morano, 1876, vol. III, Lez, 84
  2. G. Guerzoni, Il Terzo Rinascimento, Palermo, Luigi Pedone Lauriel, 1874 Lez. V.
  3. Della letteratura italiana nell’ultimo secolo di Giacomo Zanella, Città di Castello, Lapi, pag. 117.