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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/481

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467 Degli imitatori del Metastasio nel settecento

Lettere di Virgilio agli Arcadi, cioè del nuovo codice della poesia nazionale, un innovatore, un riformatore, un rivoluzionario addirittura. da disgradarne Martino Lutero!... Verso il quale Bettinelli non si mostra gran fatto tenero neppure il Tommaseo, in genere non molto ostile ai Gesuiti, che nota[1] come il Bettinelli con quello stile fiacco, con quella testa, vuota, con quelli anima tiepida, mal motteggiando al modo francese.... assalì la Divina Commedia. E altrove aggiunge che egli era uomo la cui luce pareva di stella, ora pare di sego.[2]

E non meno del Tommaseo procede l’Emiliani-Giudici, avverso al Bettinelli che egli ragionevolmente giudica «d’ingegno svegliato ed accensibile, ma poco profondo; mezzo arcade frugoniauo e mezzo francese, scriveva con una facilità, con un profluvio tale, che dagli inesperti veniva facilmente stimato eloquentissimo. Era lo scrittore opportuno per la età sciagurata che sentiva la brama di muoversi, ma non sapeva a che norme attenersi, nè dove dirigersi.»[3]

Ma vediamo se fosse o non fosse arcade e metastasiano anch’egli quel Carlo Innocenzo Frugoni il quale, col rimbombo dei suoi versi scroscianti, spauracchio di bimbi e di partorienti, ottenne fama di robustissimo poeta, sia che dettasse sonetti, come il notissimo:

Foco eran l’ali folgoranti, ed era
Fulminea fiamma il ferro che stringea
L’Angel che in notte orribilmente nera,
Rotta da rosse folgori, scendea, ecc.

  1. ↑ N. Tommaseo, Storia Civile nella Letteraria, Roma. Ermanno Loescher, 1872, nello scritto: Gaspare Cossi, Venezia e l’Italia dei suoi tempi.
  2. ↑ Op. cit., nello scritto: Giambattista Roberti, le Lettere e i Gesuiti nel secolo decimottavo.
  3. ↑ P. Emiliani-Giudici, Storia della Lett. it., Firenze, Le Monnier, 1865, vol. II, Lez. 11°.