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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/484

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470 Meditazioni di un brontolone

vino Dante — per cui può farsi un’epoca nuova alla nostra poesia, chi non ammira la più fervida e più nobil vena poetica, e sempre varia e sempre operante insino all’età ottuagenaria o poco meno, onde ben nove tomi di buona mole di mille diversi componimenti, oltre gl’inediti, abbiamo senza che mai vi incontriam pur un verso stentato o ignobile, una rima non ispontanea, o di rimario, una frase triviale, infin sempre trovando una poesia armonica, franca, splendidissima ancor quando egli è negletto, scherzevole e subitaneo poeta.»[1] Dove è da notare come pel Bettinelli il valore di un poeta si misuri dalla quantità non dalla qualità della sua produzione, onde, giudicando Orazio con questo criterio, egli che ha un solo tomo di poesie, resulterebbe otto volte inferiore al Frugoni.

E il Monti[2], che nella sua prima età poetica era stato preso al rimbombo dei versi del Frugoni, scriveva, nella dedicatoria a Ennio Quirino Visconti: «Chi trovar vuole i difetti di un poeta, deve cercarli nell’eccesso delle qualità che ne costituiscono il carattere. Ogni poeta pone sempre nei suoi versi molte di quelle cose che poco gli costano. Chiabrera, Guidi, Frugoni peccano di soverchio entusiasmo: sono caricati qualche volta e giganteschi. Segno che la lor fantasia era grande e robusta: i loro difetti stessi ne formano l’elogio»; onde, nella stessa dedicatoria, una pagina dopo, esclama: «Petrarca mi tocca l’anima,

  1. ↑ Bettinelli, Opere complete. Venezia, Adolfo Cesare, 1800, vol. XIV, Di scorno sulla poesia italiana.
  2. ↑ Opere di Vincenzo Monti, Milano, G. Besnati e G. Bernardoni, 1841, volume VI, pag. 162-63.