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| 475 | Degli imitatori del Metastasio nel settecento |
e lo chiamerei piuttosto il Lucilio degli Anacreontici e dei facitori di versi sciolti.
«Quum flueret lutulentus, erat quod tollero velles.»[1]
Opinione che è pienamente partecipata dal Morandi il quale, nello scolpare il Baretti della foga quasi morbosa con cui esso aveva nella Frusta Letteraria perseguitato il verso sciolto, pensa che si debba avvertire che quando il Baretti lo condannava non erano ancora stati scritti i Sepolcri, ed era in voga il Frugoni, padre tutti altro che incorrotto di corrotti figli.[2]
Difatti, fra i 548 sonetti scaturiti dalla vena così facile e abbondevole della fantasia del Frugoni, e che egli distingue in lirici, e son 374, e in religiosi, e son 174 — per lui la religione non era elemento di poesia lirica! — ve ne ha molti siffattamente manierati di arcadici atteggiamenti, da rammentarci come bene a ragione l’abate cortigiano fosse onorato ed acclamato in Arcadia, pastorello epicureo, col nome laudatissimo di Cornante Eginetico.
Basterà leggere quello:
Oh graziosa cagnoletta Ibera, ecc.
e l’altro:
Vezzosetta Cherie, di regia mano, ecc.
e quello che comincia:
D'onde il color, di che sì adorna vai, |
- ↑ G. Giusti, Discorso premesso ai versi e alle prose di G. Parisi, 5* edizione, Firenze, F. Ce Monnier, 1860, pag. XII c XIII.
- ↑ Luigi Morandi, Voltaire contro Shakspeare, Baretti contro Voltaire, ecc. Roma, A. Sommaruga e C.. 1882, pag. 151.