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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/501

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Degli imitatori del Metastasio nel settecento 487

E saviamente osserva che «se il Fantoni si fosse applicato a darci un’intiera versione del lirico venosino, sarebbe riuscito per eccellenza in sì malagevole impresa; ed egli il primo ci avrebbe fatto gustare nel nostro idioma le incantatrici bellezze di quel sommo poeta, cbe finora non ha trovato un induttore degno di lui.»[1]

E più sensatamente, a mio intendimento, ne ragiona il Fornaciari quando scrive del Fantoni che «innamoratosi fino da giovane del maggior lirico latino, lo imitò così largamente e frequentemente, non solo ne’ sentimenti ma pur anche nella struttura de’ metri, che per ciò gli venne dato il nome, non troppo «meritato, di Orazio toscano.»

E poscia nota che «se non gii si può negare facilità e sonorità arcadica, e una certa forza frugoniana che lo fecero a quei tempi leggere e lodar molto, si desidera però in lui quel gagliardo sentire e quella schiettezza e semplicità di espressione che ebbe il Monti: lo stile diviene spesso gonfio e declamatorio, e non lascia impressione durevole. Onde .. non è meraviglia, se quella gran lode che ebbe, è andata a poco a poco scemando, sicché oggi appena si leggono le principali fra le sue Odi.»[2]

Giudizio conforme a quello che ne reca il Tallarigo il quale scrive di lui.... «e Giovanni Fantoni di Fivizzano, conosciuto col nome arcadico di Labindo, che dissero l’Orazio italiano, solo perchè tolse a suo

  1. G. M. Cardella, op. cit., pag. 375.
  2. Raffaello Fornaciari, Disegno storico della Letteratura italiana dalle origini fino a’ nostri tempi, Firenze G. C. Sansoni, 1877, Lez. XVI, pag. 193.