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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/62

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48 Meditazioni di un brontolone

recisamente manifestata in contrario dal divino poeta e non ostante

il suon delle parole vere espresse


scritte da lui stesso, se noi volessimo ammettere che nella Beatrice della Vita Nuova fosse simboleggiata la intelligenza attiva, come vuole il Perez, o lo spirito essenico, come favoleggiò il Rossetti, o la scienza teologica, come affermano altri, che cosa rappresenterebbero tutti gli altri personaggi della Vita Nuova stessa?...

Imperciocchè, dato che il personaggio principale, il quale ha pure atteggiamenti e movenze da parer vivo, alitante, e fatto di polpe e sangue, sia allegorico, conviene di necessità che debba essere allegorico tutto il resto, la scena cioè e i personaggi secondari. La conseguenza è così legittima ed immediata che non v’ha sottigliezza scolastica che valga a sottrarcene. Chi è, ossia, qual ente astratto rappresenta quella «gentile donna di molto piacevole aspetto che sedea nel mezzo di Beatrice e di Dante, per la retta linea e la quale mirava il poeta spesse volte, meravigliandosi del suo sguardare che parea che sopra lei terminasse» (Vita Nuova, § 5), onde tutti la credettero la donna per la quale Dante si struggeva? Chi è?... Che cosa rappresenta?.!.

E chi era e che rappresentava la «donna giovane e di gentile aspetto molto la quale fu assai graziosa» in Firenze e che era stata compagna di Beatrice e la quale morì, e «lo cui corpo, il poeta, vide giacere senza l’anima in mezzo di molte donne, le quali piangevano assai pietosamente?...» Vita Nuova, § 8).