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Pagina:Meditazioni di un brontolone - scritti d'arte e di letteratura (IA gri 33125010115745).pdf/95

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Immagine dal testo cartaceo

RAFFAELLO DA URBINO[1]


Molti volumi sono stati scritti e molti altri se ne scriveranno intorno a questo sommo maestro dell’arte; di che non c’è punto a fare le meraviglie se anche io, nella intimità di queste nostre conversazioni, esprimo la mia opinione in proposito.

Son tutte birbonate ci metto anche la vostra,


direbbe il marchese Colombi: e sia; fra le tante che ne sono state dette, specialmente di questi giorni, a

  1. Allorché io dettava questo articolo, che fu, prima, pubblicato nella parte letteraria del Corriere del Mattino di Napoli, anno xi, n. 98, del 10 aprile 1883, non potevo aver cognizione della importantissima pubblicazione, ultimamente data alla luce dallo Zanichelli di Bologna e dovuta alle cure e all’ingegno dell’illustre Marco Minghetti e intitolata appunto «Raffaello».
    L’opera dell’insigne uomo di Stato bolognese è una nuova riprova non soltanto dell’acutezza dell’alto suo intelletto, ma della sua vasta cultura altresi e del suo squisito gusto di artista. Il libro del Minghetti, e per accuratezza di ricerche e per lucidità di italiano dettato e per sottigliezza di critica e per esattezza di giudizi, onora l’uomo che lo scrisse e il paese in cui fu pubblicato.
    E dopo letto quel libro, io mi sono sentito lieto ed orgoglioso, vedendo che i modesti miei apprezzamenti sul valore del divino Urbinate e sull’importanza dell’opera sua nella storia dell’arte fossero pienamente concordi con quelli, con tanta autorità e con assai maggiore competenza di me, dal Minghetti nel suo «Raffaello» espressi.